Film assolutamente straordinario. Un impegno grossissimo diluito in un vero anno scolastico francese, di cui vediamo solo alcuni periodi e episodi. Gli studenti sono veri, come pure il professore, che io inizialmente credevo fosse un attore già visto in altri film, sbagliandomi. Bégaudeau sarà anche un professore e lo scrittore del libro da cui insieme al regista, Laurent Cantet, ha tratto la sceneggiatura del film, ma è enorme e teatrale la sua bravura nell’esprimere l’immane difficoltà di insegnare in una classe multirazziale disomogenea, incontenibile nell’atteggiamento e disinteressata allo studio – in definitiva figlia del fortissimo disagio derivato dalle ingiustizie sociali inflitte dal sistema.
Pur essendo sicuramente caratterizzato da uno stile documentaristico e improvvisato e ciò ne fa il suo miglior pregio, il film “La classe” è pura fiction, nel senso di finzione drammaturgica e i ragazzi che si sono prestati al film dopo una lunga scrematura durata appunto circa un anno, hanno anche loro recitato una parte. Pur essendo calatissimo nella realtà autentica e opprimente di un tale ambiente – notare che non si esce mai dalla scuola per vedere come vivono il prof o i ragazzi, da qui il titolo originale “Entre les murs (Fra le mura)” – il film adotta un registro (pseudo)narrativo del tutto straordinario, fuori dal normale, insomma inverosimile: infatti maggior parte delle scene di “lezione” sono in realtà dibattiti o scontri accesi fra il professore e gli alunni di questa classe di un collége parigino di periferia (paragonabile alla nostra scuola media, ma più lungo di un anno) e poco hanno della lezione accademica. Ma questa è la conseguenza precisa di uno status sociale di cui François si rende benissimo conto. Questi ragazzi non vengono a scuola per imparare a scrivere o a leggere. Sono qui per obbligo e si dibattono come pesci intrappolati in una rete. Il professore nel film tenta di liberare la loro intelligenza e sete di sapere, ma la sua inesperienza – è sicuramente giovane per essere un prof, ma lo sono anche i suoi colleghi quindi questo suggerisce che in Francia si fatica meno per arrivare all’insegnamento di ruolo – e il suo essere particolarmente ed emotivamente coinvolto, lo spingeranno ad adottare metodi empatici, ma che rischiano di confondere le acque e peggiorare la situazione, fino ad arrivare a un finale drammatico ma non troppo, con un successivo ritorno – piuttosto amaro – alla normalità.
Capita a fagiolo un film simile in un momento in cui l’Italia e l’istruzione ricevono il colpo di grazia dal governo Berlusconi. “La classe” però è un film che ci mostra una realtà sociale troppo lontana ed estranea a noi italiani per poterci mettere a fare paragoni. L’impegno e la professionalità del professore e dei suoi colleghi è invidiabile da qualsiasi corpo docente italiano. Questo è spiegato dal fatto che, nonostante anche in Italia ci sia il problema della multietnicità nelle scuole e altrove, in Francia hanno avuto a che fare con l’influsso africano e magrebino da molto più tempo e si sono fatti dei veri e propri esperti, ma il film lancia una vera e propria accusa e fa capire che la professionalità non basta… Ci sono sempre troppe variabili a complicare il tutto e a rimetterci sono sempre i ragazzi e le loro famiglie disgraziate. Cinematograficamente il film sembrerà scialbo e lento, ma io ho passato quelle due ore come se fossero una soltanto e ho trovato tutto molto coinvolgente e drammatico. Inutile ribadire la grande bravura e scioltezza dell’ex-docente Bégaudeau, ora attore e scrittore da diversi anni (ricordo che il film è tratto dal suo libro), e dei ragazzi scelti per interpretare gli alunni della classe. Visivamente non poteva essere diverso in quanto le scuole sono ambienti senza colore, ma soprattutto sono dei “non luoghi” come lo possono essere un albergo o una sala d’attesa. A livello tematico, il film lo si può accostare ai vari “Anni in tasca” di Truffaut, “L’attimo fuggente” di Peter Weir o anche “La scuola” di Luchetti, ma come questi titoli sono ognuno diversi dagli altri, anche “La classe” si distingue molto. Ho letto che in patria questo film ha suscitato un certo snobismo e disgusto, dovuto sicuramente ai problemi che gli stessi francesi hanno nel riconoscere l’esistenza di alcuni quartieri di Parigi sprofondati nella miseria e che loro se potessero, seppellirebbero sotto la merda, come viene detto ad inizio film da un docente disperato. Cannes ha premiato quest’anno molti film d’impegno politico e sociale - vedi anche i nostri “Gomorra” e “Il divo” – ed è un festival di fama internazionale che deve diffondere determinate opere a livello mondiale. Che i francesi gridino allo scandalo per un film del genere ha poca importanza, certo non gli fa onore. Ad ogni modo, i giovani, che di solito in Francia sono principalmente attratti da film americani o da produzioni francesi improntate sul modello americano, ora invece stanno andando in massa a vedere “Entre les murs”, come i giovani corsero in massa quì da noi in Italia a vedere il film fenomeno sulle occupazioni e l’adolescenza italiana contemporanea “Come te nessuno mai” diversi anni fa.
