Javier Bardem, Penelope Cruz e Scarlett Johansson vengono diretti da Woody Allen in una scena del suo nuovo ultimo film “Vicky Cristina Barcelona” ambientato in Spagna.
A confermare che il cinema di Woody Allen, anche negli ultimi film a partire da “Match point”, non è mai cambiato in modo drastico c’è il fatto che il prossimo suo film che vedremo “Whatever works” segnerà il suo ritorno a casa, ossia Manhattan. L’unico vero e tangibile cambiamento, di certo non deteriore, che si avverte nel suo cinema degli ultimi anni è la sua quasi scomparsa dalle pellicole in veste di attore e la predilizione per il puro racconto drammaturgico piuttosto che creare un sipario dove inserire la sua filosofia comico-tragica della vita per mezzo di libere gag da lui interpretate. C’è da capirlo quando spiega che non può più fare certi ruoli e si ritaglia parti per sé solo quando sono veramente consone. Dunque ci propone film più compatti, giovani e freschi, con attori più o meno famosi, presi in prestito da Hollywood e dintorni, e li inserisce in una serie di intrecci narrativi particolarmente complessi, che oscillano sottilmente fra il mélo e la farsa, perfettamente costruiti. Facendo questo paradossalmente si è migliorato anche nello stile e nella tecnica e – alla faccia di quelli che lo dichiarano un semplice buon sceneggiatore – regala qualche piccolo momento di ottimo cinema magari nascosto fra le pieghe del racconto. A ricordare comunque che nella sua filmografia non è mai mancato il dramma e il ritratto spietato di una serie personaggi schiacciati da un fausto destino ci sono gli eccellenti “Interiors” (1978) “La rosa purpurea del Cairo” (1985) e molti altri. Il nuovo “Vicky Cristina Barcelona” segna la fine di un percorso europeo iniziato con “Match point” e per questa sua caratteristica ha un dolce sapore malinconico. Nel finale di questa commedia romantica dal gusto amaro ambientata totalmente nella calda e febbricitante Catalogna le due amiche Vicky e Cristina fanno ritorno alla loro fredda e normale esistenza a New York. La punta di diamante di questo film comunque è l’interpretazione di Penelope Cruz, che pare essere toccata da una miracolosa aura di giovinezza fisica e spirituale. La Cruz fa un’artista spagnola folle d’amore per Javier Bardem, che si divide fra lei, ex moglie e mentore artistico, e le due americane Vicky e Cristina. La voce narrante inizialmente potrà dar fastidio, ma ci si fa presto l’abitudine e ci si renderà conto che senza di essa il film non avrebbe ragion d’essere. Forse mi potrò sbagliare, ma il film riecheggia certi temi e atmosfere di alcuni dei migliori film di Truffaut, primo su tutti “Jules e Jim” e non manca forse anche un omaggio involontario al cinema di Almodòvar, con la presenza ingombrante ma piacevole di Penelope Cruz e Javier Bardem, che con Pedro hanno lavorato più di una volta. Fra gli attori che rimangono sullo sfondo, emerge Patricia Clarkson, attiva da tanti anni e specializzata nel cinema indipendente o d’autore, apprezzata nell’ultimo decennio in film come il “Il miglio verde” “La promessa” “Welcome to Collinwood” “Lontano dal paradiso” “Dogville” e “Good night and good luck”. Trovate una foto di lei qui sotto.


Concordo con la tua recensione, forse è la migliore che ho letto riguardo questo film, nel mio piccolo ho pubblicato una recensione su Vicky Cristina Barcellona sul mio blog, se hai tempo leggila e dammi una tua opinione
Ciao