Da “Garage Olimpo” (1999) a “Hijos – Figli” (2001), Marco Bechis, di origini sudamericane e spedito via in Italia dopo essere stato sequestrato da torturatori argentini, ci ha dato a partire dalla fine degli anni ’90 film potenti, attualissimi, di grosso impatto sociale e politico, pur rimanendo sul versante del racconto intimo e psicologico di una ampia schiera di personaggi, tutti legati al patrimonio dell’America meridionale. Quest’anno il regista, classe ’57, è tornato alla ribalta con “La terra degli uomini rossi – Birdwatchers” , che ha girato in un lungo periodo in Brasile a stretto contatto con gli indios, i quali hanno impresso le loro storie disperate sulla pellicola, di gusto molto herzogiano, cambiando molto l’idea del copione originale e trasformando “Birdwatchers” in un film in divenire. Non mancano nomi italiani, che interpretano gente credibile venuta dall’Italia, forse scappata per ritrovare la propria selvatichezza, come Claudio Santamaria che si fa sedurre e ingannare facilmente dalle donne indios… Oppure come Chiara Caselli che interpreta la moglie ornitologa di un arrogante proprietario terriero deciso a fare la guerra ad una comunità di indios stabilitasi sul terreno di una sua “fazenda”. Non svelo altro, ma il film ha tutto ciò che lo rende probabilmente il capolavoro di Bechis. Peccato che sia rimasto un po’ troppo poco nelle sale e che a Venezia l’unica cosa che di questo film abbia lasciato il segno sia stato il discorso di una delle donne indios, che pare abbia commosso molti. Fatto sta che il film non ha vinto il Leone D’Oro. Speriamo che la uscita in DVD lo rilanci e che più persone trovino un po’ del loro inutile tempo per vedere “Birdwatchers – La terra degli uomini rossi”. Nota interessante è il doppiaggio del film. Nelle sale infatti è uscito doppiato tutto in italiano, mentre originariamente il film vedeva tutti gli indios parlare nella propria lingua, sottotitolata ovviamente in italiano. Chissà come uscirà in DVD?
Il trailer del film