La vita è un’opera in corso. Valeria Golino magnanesca

Presente all’anteprima di Firenze del film, ho assistito ai saggi discorsi di un regista che nel suo nuovo lavoro, “Giulia non esce la sera“, ha fa di tutto per mediare fra il naturalistico della fiction e il troppo caricato del teatro. Un’attrice come la Golino ha spiegato le cose, gli studi che ha fatto per arrivare a interpretare bene Giulia e, c’è da ammetterlo in modo unanime, ha dato forme e volto a un personaggio vero come pochi e di gran lunga superiore a quelli, pur belli, interpretati negli ultimi anni dopo la risalita al successo ottenuto grazie alla sua fantastica Grazia in “Respiro”. Mastandrea, che in termini di tempi è il protagonista del film, si rivela sempre più bravo man mano che sempre più registi lo scritturano, speriamo solo che si sappia regolare da sé quando si accorgerà che il successo fa anche male all’arte: pur continuando a gigioneggiare approfittando della sua indubbia simpatia,Valerio interpreta uno scrittore per niente superbo o vanitoso, anzi discreto, che ha perso ogni slancio nel lavoro e nella vita con la coniuge e la figlia, la quale incomincia a interessarsi  al sesso in modo ingenuo assieme al fidanzatino. Lo scrittore si trova, fino al momento dell’incontro in piscina con Giulia, in un mondo morto. La sua editrice, interpretata da una Piera degli Esposti molto reminescente della sua recente esperienza bellocchiana, gli chiede pur cortesemente di fare da leccapiedi al nuovo e giovane talento della casa.  C’è un trasloco in una villa che attende di essere ammobiliata e vissuta, ma che rimane vuota, utile solo per incontri clandestini con l’amante Giulia. Racconti iniziati e mai finiti, personaggi che prendono vita e invadono il mondo dello scrittore nei modi più impensati, come creature pirandelliane in cerca di autore, ma anche di un finale. Ma il vero motore del film è il personaggio folle della Golino, Giulia, che pur non mostrandosi troppo nell’arco  della vicenda narrata,  scuote la vita dello scrittore e del pubblico, travolgendolo e annientandosi silenziosamente. Io non ho mai visto “Luce dei miei occhi” o nessuno degli ultimi film di Piccioni. Vidi negli anni 90 le sue prime commedie amarognole dove spesso era protagonista la Margherita Buy. Con questo film c’è un bel rovesciamento di genere. Pur rimanendo svariati i momenti umoristici, siamo stavolta immersi in una tragedia umana totale. Con questo film, anche se lei è molto meno in vista della diva romana, la Golino si rivela a mio avviso una nuova Magnani. Prima di trovare i giusti riconoscimenti in patria, come tutti sappiamo la Golino ha lavorato ad Hollywood e la cosa dà qualche pensiero riguardo la penuria di veri talenti drammatici nell’Italia odierna.

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