Visto “La solitudine dei numeri primi”. Quando si imparerà che i film devono poter stare in piedi senza l’ausilio dei romanzi da cui sono tratti? Questo film tenta di stare in piedi, ma va a gattoni. E il libro non me lo vado a leggere se non nella situazione in cui mi capiti occasionalmente sotto mano, a sbafo. Comunque, apprezzabile come osservazione psicanalitica. Niente di più, se non una interpretazione sofferta, estrema sia cerebralmente sia fisicamente dei due protagonisti (lei è Alba Rohrwacher e lui Luca Marinelli), con qualche buon comprimario del rango di Isabella Rossellini, Maurizio Donadoni e Filippo Timi. Costanzo è il solito fottuto raccomandato. Ma magari qui parla la mia personalissima antipatia per il padre del regista. Costanzo junior ha lavorato meglio nel precedente film “In memoria di me”. “Private” non l’ho visto. Vogliamo comunque vedere film di artisti veri. Basta questi film moraleggianti o pseudo simbolici, sempre tratti da best seller, fotografati come una rivista di moda. Anche “Gomorra” viene a noia. Se volete vedervi dei bei film italiani degli ultimi anni, sempre di Matteo Garrone, sparatevi una maratona di “Estate romana” “L’imbalsamatore” e “Primo amore”. Ha avuto ragione la giuria veneziana Tarantino-Salvatores eccetera a premiare “Somewhere”. Certo io non ero a Venezia e non ho visto gli altri film. Un amico, mio ex professore di cinema, c’era e consiglia Monte Hellman, Vincent Gallo, Tsui Hark e Placido. Vedremo…
Per sapere cosa ne penso del film della Coppola, vedetevi la videorecensione sul mio canale che allegherò qui sotto. Scusate la brevità, ma ultimamente ho proprio il rigetto per la scrittura critica.