
Io sono un cinefilo e un cinefilo vero secondo me al di là di personali e spesso inspiegabili, immotivate antipatie per alcuni generi di film o certi registi, deve poter vedere un po’ di tutto. Perché un cinefilo è un amante incondizionato del cinema a tal punto da sfociare spesso nella patologia, nella dipendenza!
Faccio un esempio. Se io fossi uno con la fissa per i film sui vampiri e i mostri, ma snobbassi tutto il resto, sarei solo un appassionato di film di vampiri e mostri, ma non un cinefilo.
Faccio un altro esempio, che c’entra il giusto, ma secondo me rende bene l’idea del concetto che vorrei esprimere.
Voi, personalmente e onestamente, una persona che legge perlopiù best sellers, gialli o comunque roba di un genere soltanto, come può esserlo anche la saggistica tecnica per dire, ma che esclude tutto il resto, come può essere un classico – magari per partito preso, perché è “noioso”, vi prendereste la responsabilità di chiamarla una persona colta e letterata? Io no!
Parentesi. Non preoccupatevi, non sto facendo il superiore snob perché sono io il primo a leggere il giusto. Anzi diciamolo, proprio poco, perché sono selettivo… Perché i romanzoni di 3-500 pagine stracolmi di inutili, prolisse descrizioni e sfilze di dettagli e nomi mi confondono e basta.
Secondo me, dunque, quando la gente parla di crisi delle sale cinematografiche non sa di che parla. Proprio come quelli che dicono che il migliore di tutti è Stephen King. È solo uno dei tanti scrittori che si sono venduti alle regole del mercato. E comunque tanto di cappello a King che è uno bravo nel suo genere e che ha ispirato molti film, alcuni addirittura migliori della sua opera (vedere “Shining” di Kubrick per avere il miglior esempio di ciò che affermo).
Ma questa gente dice così perché non ha mai aperto MADAME BOBARY di Flaubert o IL CASTELLO di Kafka. Non ha mai letto manco mezzo dei brevissimi racconti di, che ne so, un Hemingway, un Yates, un Bukowski.
Lo stesso discorso vale per i film.
L’altro giorno ero a chiacchiere con il mio ‘spacciatore’ di film di fiducia e c’era un altro cliente che diceva “Eh sì, chiudono sempre più sale!”.
Lì per lì ho creduto che fosse come me un difensore dei cinema d’essai (o d’autore che dir si voglia) che sono sempre a rischio chiusura a causa degli imperanti multiplex.
Infatti a Firenze, come in tante altre città italiane, scarseggiano le sale rispetto a qualche anno fa. È la cosa che dice anche quest’uomo, ma subito mi preoccupo, perché in realtà non è esatto. Ci sono varie sale sparse per Firenze fra i cinema d’essai, diverse bi-sale, una Multisala (il Fulgor, mentre l’altra, il Variety, chiude questo lunedì). Quindi il discorso è complicato.
Poi capisco che a l’uomo delle sale d’essai, ma anche degli altri cinema non frega niente:
“Mi prenderei a martellate i coglioni piuttosto che vedermi dei film francesi o italiani” sono state le sue testuali parole.
L’unico italiano che ha menzionato è stato ovviamente Checco Zalone (riaggiustamento di “Che cozzalone!”), caso televisivo del momento passato al cinema per scommessa puramente commerciale, poi non so se sia valido o no, non l’ho visto e francamente eviterei – e provo a immaginarmi che gli unici francesi che gli vengono in mente, semplicemente per grande fama, siano Fanny Ardant, Catherine Denueve, Juliette Binoche, Daniel Auteuil e Gerard Depardieu, che lo dico con tutto il rispetto, hanno alternato a dei buoni film anche le loro belle cacate commerciali o semplicemente indegne (come succede candidamente prima o poi a tutti gli attori).
Questo signore evidentemente non ha mai visto (cito casualmente alcuni miei favoriti) “Rashomon” di Kurosawa, “Lanterne rosse” di Yimou, “I quattrocento colpi” di Truffaut, “I pugni in tasca” di Bellocchio, “Lolita” di Kubrick, potrei citarne mille altri.
Ma torniamo al punto della faccenda e anche ad uno snodo successivo che trovo diabolicamente importante: i Multiplex e internet stanno uccidendo il cinema d’autore. Perché in questi posti o ambiti, il cinema d’autore se ci finisce, lo fa per un fortuito caso, è più una eccezione che una regola.
Perché ho detto diabolicamente? Perché diabolicamente anch’io in parte alimento questo cambiamento in peggio. Negli ultimi tempi ho scoperto lo streaming e sto recuperando alcuni film che in passato ho snobbato oppure non ho trovato. Tanto per dirne un paio, Solaris di Tarkovski o Europa ’51 di Rossellini.
I film nuovi in sala li vedo sempre meno (vado solo quando conosco già il regista e so di non andare incontro a una merda di film), ma quando vado li vedo in sala, non in un filmato che riprende la sale con colpi di tosse annessi e una qualità pessima che incita alla diarrea e alla nausea. Il vero motivo per cui vado sempre meno però è che riscontro, vuoi anche a causa delle giornate e orari non proprio ideali per chi vuole godersi un film in santa pace, un pubbico sempre più indisciplinato, sempre più disinteressato all’oggetto film.
Ormai al cinema paradossalmente ci si va come negli anni 50 quando c’era il Boom, ovvero en passent, lo spettacolo da baraccone che si può vedere distrattamente tanto da poter andare e venire come si fa un night club o un bordello (fra l’altro, se riaprissero questi posti, forse i cinema sarebbero meno affollati!).
Oppure fra un sms e l’altro, fra un sorso di coca e un popcorn, fra un parlottare vuoto e una risata vuota, un bacio che ogni tanto scappa nel momento di distrazione dal film. Quelli che si baciano, in tutto questo casino, sono gli unici che mi sento di salvare, anche se comunque tante volte me li ritrovassi davanti, mi girerebbero i coglioni. Ci manca solo che rimettano il fumo permesso in sala e penserò di essere finito in un calderone spazio-temporale. Non c’è più rispetto per il cinefilo, anzi forse non si sa neanche cosa vuol dire, visto il dilagare degli analfabeti in società (e in più alti ambiti…)

Ho letto in alcuni forum stranieri che innanzitutto all’estero, sia in America che nelle principali città europee, i film sono in originale sottotitolati, ci sono i Matiné (gli spettacoli mattutini) e che comunque quando ci sono grossi disturbi in sala, la gente può richiedere che lo spettatore-disturbatore venga allontanato.
Non mi soffermerò troppo sul problema dei doppiaggi non proprio brillanti (mi riferisco alle scelte di traduzione/adattamento che vengono fatte, non tanto alle voci dei nostri doppiatori che normalmente, paragonate a quelle spagnole e francesi, sono cento volte meglio!).
Una ultima cosa. Il 3D, che sarebbe di per sé interessante anche adoperato per un cinema più organico e umano e non creato interamente al computer come finora lo abbiamo invece visto applicato, si sta rivelando sempre più una bufala dal punto di vista prettamente commerciale.
Dico questo perché vedo che si affermano sempre di più i televisori in alta definizione, indispensabili, almeno così ti dicono, per vedere il 3D. Nella pratica, con la crisi economica che abbiamo voglio proprio vederle tutte ‘ste famiglie con il televisorone dai 30-40-50 pollici in su e l’impianto Dolby da cinema.
Ma paradossalmente quegli ancora pochi film che in sala escono in 3D, poi quando escono in DVD non sono in 3D ma nella tradizionale visione bidimensionale.
Quindi anche se io fossi un ricco cinefilo che in nome della tecnologia 3D sarebbe disposto a cambiare un televisore in HD all’anno (perché fra poco contano di lanciare per le masse i televisori 3D), la prenderei comunque in quel posto perché le case distributrici non fanno uscire i film in 3D DVD (con un paio o poco più di eccezioni).
E’ come se non si fossero ancora decisi su cosa vogliono puntare! Più cinema a casa o più cinema in sala?
Decidetevi!
Date solo segno di non essere tanto furbi, perché io di questi tempi tutta questa gente disposta a gettare soldi in tecnologia che nel giro di poco tempo diventa obsoleta non la vedo.
Tanto per fare altri esempi lontani ma non troppo, io non sono passato ai costosissimi eppur popolari Ipod, Iphones e Ipad del cazzo, perché non accetto di farmi sodomizzare dal sistema del commercio tecnologico quando posso fare le stesse cose con altri apparecchi più modesti dal punto di vista estetico, ma per lo meno che costano la metà se non addirittura quattro volte meno.
Quindi, se proprio devo fare una difesa dall’interno del sistema consumistico, viva la finlandese Nokia e abbasso la fottutissima Apple Macintosh americana con i suoi gioielli tecnologici a soli 600-700-1000 e più euro.
Leggo però che Steve Jobs (il grande capo dell’Apple) si ritira per salute cagionevole. Forse un po’ di giustizia c’è a questo mondo!
Last but not the least, vi allego qua la mia nuova videorecensione, il film che prendo in analisi è “Hereafter” di Clint Eastwood.
Ah, i matiné.