Recensione videomusicale “The one that got away” di Katy Perry, melodramma futuristico

Non ho mai scritto una recensione di un videoclip musicale. Mi voglio far del male recensendo The one that got away di Katy Perry. Scherzo! In realtà colgo l’occasione della revisione di questo gioiellino per parlare di qualcosa di più…

Come direbbero gli inglesi, Katy Perry, she’s not exactly my cup of tea! Anche se devo dire che certi video che ha fatto mi sono piaciuti davvero molto. Tanto per dirne uno, spettacolare, E.T.

Ma anche “Fireworks” non era male.

Altra premessa importantissima, io sono davvero una bestia musicale! Ascolto veramente di tutto. Le mie orecchie sono un tritacarne musicale umano. Si divorano davvero qualsiasi roba. Dalla stronzata pop/rock melodica come quasi tutta la musica mainstream di oggi, alle robe più anti-pop e sperimentali che ci possano essere. Davvero, non mi faccio problemi. Stesso discorso per il cinema. Discrimino davvero pochissimi generi di film.

Della musica d’oggi io odio in particolare le percussioni sintetizzate. Capisco che sia “fico” e che sia anche un risparmio per i cantanti il dover ingaggiare meno gente possibile, ma non sarebbe meglio impiegare dei veri musicisti così da avere un sound più genuino e apprezzabile? Insomma, dev’essere tutto così dannatamente uguale e omologato? Vabbè, a parte questa parentesi polemica sulla musica, passiamo al video.

In nuce, è la storia di una donna anziana, sposata, che vive però di un grande rimpianto in campo sentimentale. Questo rimpianto doloroso viene tutto raccontato tramite un flashback che culmina con una lite – oserei definirla quasi immotivata e infantile – fra i due amanti e artisti, interpretati dalla stessa Katy Perry e l’attore Diego Luna (visto in “Y tu mama tambien” “The Terminal”). Lui se ne va, da qui il titolo “The one that got away”. Fra l’altro vorrei ricordare ai più attenti appassionati una probabile citazione della canzone diventata poi uno standard jazz The man that got away, appartenente alla colonna sonora del film È nata una stella fatto ben 3 volte – la prima con Janet Gaynor, la seconda con Judy Garland e la terza con Barbra Streisand, vedere qua sotto due esemplari da brivido del pezzo:

C’è la corsa furiosa in macchina di lui e lei, dall’altra parte, che si dispera per i sensi di colpa. Dal parasole cade un pezzo d’abbigliamento (rosa!) di Katy e lui ripensa a lei e gli viene il magone, si distrae e dice addio alla vita facendo una sterzata che gli sarà fatale… Enfatico salto di macchina nel burrone, stile “Thelma e Louise”, solo che sotto c’è Los Angeles invece del gran canyon, produzione grande ok, ma non è un film.

Due cose in particolare ho trovato molto belle e azzeccate di questo videoclip: lo sdoppiamento di Katy Perry giovane e vecchia che, in una scena in camera da letto di lei, viene realizzato nello stesso campo di inquadratura. In pratica si fanno “dialogare” la parte del passato, la Katy giovane, con la parte del presente, la Katy invecchiata.

Nota dolente, ho sempre odiato gli effetti invecchianti su attori giovani, ma probabile che meglio di così non si potesse!

L’altra cosa bella è il montaggio alternato (si fanno vedere due scene che accadono contemporaneamente) di lei che si dispera e lui che scappa in macchina, che si conclude con il salto della macchina nel vuoto e uno svenimento in contemporanea di Katy, che scende a rallentatore verso terra. Questo è essere bravi a fare uno video musicale! Questo è avere l’idea giusta! Attenzione, non è originale, perché si fa ciò da un secolo, però in questo caso è azzeccato e perfettamente funzionale.

Ma arrivo al punto della questione: l’accoppiata musica e montaggio stile videoclip con in cima a tutto ciò una recitazione “caricata” è qualcosa che a me aggrada molto se viene fatto con sapere, che si tratti di qualcosa che avviene nel settore del videoclip musicale o nel cinema. Perché? Perché sa molto di melodramma. Ora qualcuno prenderà per pazza la persona che vuole vedere la sublime arte del melodramma in un cazzo di videoclip di Katy Perry (mi riferisco a quello cinematografico in particolare più che a quello teatrale)… Eh, vabbè, sarò pazzo!

Per me in The one that got away il melodramma c’è tutto e se volete vederne degli esempi classici vedetevi il sopra menzionato “È nata una stella” oppure “Secondo amore (All that heaven allows)” di Douglas Sirk, rifatto in modo non del tutto convincente in “Lontano dal paradiso” con Julianne Moore. Qualcuno di meno informato potrebbe scambiarla per “soap opera”. Non preoccupatevi, succede anche ai migliori di non sapere che la “soap opera” o il più volgarmente denominato “polpettone melenso” hanno in realtà le proprie origini e radici nel melodramma.

Ho la brutta abitudine di voler vedere troppo lontano e voler fare troppe analogie e anche di fare dei grandi calderoni di argomenti, ma mi butto: il cinema di Lynch e Tarantino, pur essendo due cose decisamente diverse fra loro, hanno in comune quel gusto estetico per lo stile videoclip, che ogni tanto in alcune scene fa capolino in maniera esplicita. Fateci caso!

Non so quanto abbia avuto ruolo Katy Perry nella ideazione e realizzazione del video, ma io penso che chiunque sia stato il regista di tutto ciò abbia messo la cosa più bella, per niente a caso, nel finale. Un momento in cui si vede il personaggio di Katy vecchia andare sul luogo dell’incidente, ma nel presente, e l’apparizione del suo vecchio amore. In sottofondo, dalla radio della macchina, il grandissimo Johnny Cash che canta “You are my sunshine”. In alcuni versi della canzone di Katy c’è una frase che se ve la dovessi tradurre romanzandola verrebbe fuori “Tu eri il mio Johnny Cash… Quando sono sola metto su qualche suo disco per ricordarti!”. Chiunque sia dietro all’idea di questo video ha a cuore per forza il melodramma! Capisciammè!

E tirando finalmente le conclusioni, quando la gente dice “Patetico!” “Melenso” secondo me non sa cosa sta dicendo oppure non ha guardato bene. Noto sempre più spesso un uso incosciente delle parole ad uso spregiativo come “patetico” oppure anche “sfigato”. Patetico viene da Pathos e significa “qualcosa che suscita sentimento, passione, compassione”. Sfigato viene da sfiga, ovvero sfortuna. E quindi torniamo al melodramma: ha lo scopo di toccare le corde più intime dello spettatore e lo vuole per forza appassionare, emozionare, fare piangere come una fontana… Anche il più impassibile dei masculi siciliani, se è necessario! La musica aiuta per forza questo processo di empatia emotiva. Certo bisogna essere dei maestri per riuscire in questo scopo. Con me The one that got away, Katy Perry e i suoi collaboratori ci sono riusciti, nonostante la musica non mi piacesse particolarmente.

Spero di avervi dato da riflettere e che vi sia stata di gradimento questa chiamiamola recensione videomusicale (la dedico al mio ex-professore di cinema che tenne proprio un corso sul melodramma, Andrea Pastor. E a Hivan e Giorgio che involontariamente mi hanno spinto a scrivere questa recensione).