Babel, capolavoro di Iñárritu che dovete assolutamente vedere!

Non ho tempo di fare una vera recensione in questo momento. La scriverò (forse) quando l’avrò rivisto con calma e con i primi dieci minuti che mi sono perso – sto ancora fustigandomi per ciò. Ma forse anche no, perché è un film talmente bello che parlarne significherebbe rovinarlo. Di cosa sto parlando? Qualche giorno fa su rai3, in prima serata (cosa assolutamente straordinaria!), hanno trasmesso un film di cui avevo sentito parlare e che non ho visto, scioccamente, in una sala cinematografica. Trattasi di BABEL, capolavoro del regista Alejandro Gonzàlez Iñárritu, già autore degli ottimi “Amores perros” e “21 grammi“. Volevo solo dirvi di recuperare questo film (con quale mezzo non importa, però vi consiglio una versione che sia di qualità perché oltre all’intreccio particolarmente avvincente, sono proprio belle le immagini, da gustarsi esclusivamente su uno schermo sufficientemente grande da poterne godere).

Ci sono anche star come Brad Pitt e Cate Blanchett, ma il film è un collage di personaggi, etnie diverse, linguaggi e culture lontane fra loro eppure tutte interconnesse, quindi Brad e Cate pur essendo protagonisti, sono solo un quarto di tutto il complesso che presenta questo film. Basta, non aggiungo altro! Correte a vederlo! Non ho goduto davanti a un film in questo modo dai tempi di “Mulholland drive” di Lynch. Che non c’entra nulla con questo film, ma per dirvi che uno dai gusti difficili come me, che va sempre meno al cinema, se dice che ha goduto, vuol dire proprio che ne vale la pena!

The Tree of Life, pellicola sperimentale e spirituale… Forse un po’ troppo!

Ho visto il fantomatico “The tree of life“, l’ultimo film di Terrence Malick, vincitore della Palma D’Oro all’ultimo Cannes.

Se c’è qualcosa che salva questa pellicola è la sperimentazione cinematografica. Terrence Malick nel suo ultimo film ha abbandonato quasi totalmente la narrazione classica e lascia che a parlare siano le immagini e le musiche (che spaziano da Brahms a Mahler). In alcune scene dell’inizio dove viene accostata alla vicenda familiare una rappresentazione delle origini della vita nello spazio e sulla Terra, c’è proprio una spettacolarità e una cura dei dettagli visivi che ricorda, forse anche per l’accompagnamento musicale molto alto e lirico, il Kubrick di “2001 odissea nello spazio“. Nel resto del film, la macchina da presa segue libera dai canoni stilistici tradizionali più che le vicende, i palpiti, i pensieri dei protagonisti, primo fra tutti Jack, che nella sua parte da adulto verrà interpretato da uno Sean Penn defilato e fuori luogo. Questi palpiti e sussurri però rischiano di tediare anche l’audience più attenta e paziente. Pur essendo un film fuori dalla norma, con questa libertà stilistica Malick secondo me ha corso il grossissimo rischio di far sembrare tutto il film un videoclippone-spot estetizzante. Cosa che a me piace anche, però a tratti, passatemi l’ironia, ci si aspetta che compaia Charlize Theron nuda, di culo, e che ci sussurri con la sua vocina sexy: “J’adore”. A parte gli scherzi, il film per gli amanti del vero cinema è sicuramente da vedere. Da vedere anche con un certo spirito di rassegnazione, se si è atei, per la farcitura eccessiva di simbolismi religiosi. Il film tecnicamente è una bomba, non c’è da discutere. Le interpretazioni sono anche queste tutte giuste. Nota su Brad Pitt: sempre più convincente, con la vecchiaia (si fa per dire), per quanto mi riguarda è riuscito a scucirsi di dosso definitivamente la etichetta del bellone fisicato che spesso Hollywood relega a solo una certa tipologia di film.

Bastardi senza gloria

Bastardi senza gloria lo consiglio vivamente e possibilmente andate a vederlo dove viene proiettato in originale (coi sottotitoli in italiano leggibilissimi) perchè si passa dal francese al tedesco, dall’inglese all’americano, fino a persino l’italiano e anche col miglior doppiaggio è impossibile fare giustizia a  tutto quello che può venir fuori da una commistione di così tanti diversi gruppi linguistici.

Il film di Tarantino, aiutato da un soggetto particolarmente fitto di riferimenti sia cinematografici che storici, supera in bellezza visiva e capacità di sintesi il più prolisso e commerciale Kill Bill 1 e 2, per non parlare del penultimo lavoro Deathproof – A prova di morte, divertente ma poco sostanzioso. In Bastardi senza gloria di sostanza ce n’è molta e rincuora che un regista giovane e colto com Quentin possa anche portare sullo schermo qualcosa di audace, diverso e originale che per di più riflette su temi storico-politici di  enorme importanza. Che dire degli attori? Uno meglio dell’altro. Brad Pitt, che viene proposto come l’eroe protagonista, compare con discrezione poche volte nel film con un ruolo decisamente e volutamente venato di comicità. Il film si apre invece su di una anonima famiglia di contadini francesi che nasconde ebrei sotto le assi del pavimento e il cattivo Cacciatore di ebrei interpretato da Christoph Waltz ha una lunga, straziante conversazione che sembra più una tortura con il capofamiglia e la tortura va avanti fino a che non gli cava la verità dalla bocca. Poi c’è Shosanna, interpretata dalla bella  francesina Melanie Laurent, in una parte di femmina vendicativa che non può non ricordare la Sposa di Kill Bill, anche grazie ad una scena realizzata quasi identicamente all’entrata di Beatrix nel locale giapponese dove sterminerà Oren Ishi insieme ai suoi numerosi leccapiedi spietati. Il film è tutto costruito su delle lunghissime e tese attese, che poi sfociano in violenti e rapidi raptus di efferatezze. Come in Kill Bill, c’è una suddivisione in capitoli, ma lo stile è più unitario soprattutto dal punto di vista del ritmo. Il film dunque scorre che è un vero godimento e per poco ci si accorge che la sua durata è di due ore e mezza. Come Pulp fiction e Le Iene , Bastardi senza gloria è da vedersi come si leggerebbe un libro dall’intrigo irresistibile che ci impedisce di porre delle pause. E’ proprio vero, come dice Brad Pitt nella battuta finale riferendosi alla sua incisione in fronte al cacciatore di ebrei, che questo film è un capolavoro. Capolavoro infatti è un termine abusato, il cui significato oggi sembra realmente conosciuto da pochi. Capolavoro non vuol dire bellissimo. Capolavoro è l’opera di un autore al suo massimo di capacità artistica.

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Il cinema è un’arma che Tarantino sa utilizzare molto bene…