Un prologo definito dallo stesso von Trier “grandiosamente romantico”, che vuole essere un po’ creazione onirica e profetica in riferimento ad elementi ed eventi successivi e un po’ riassunto visivo e simbolico. I segni citazionistici e simbolici fioccano, dalla “Ofelia” sull’acqua di Millais al kubrickiano “2001 odissea nello spazio”.


Se tutta la filmografia di von Trier antecedente a questo film e ad “Antichrist” si era distanziata in maniera moderata dal movimento ‘Dogma 95′, che voleva una assoluta attinenza alla realtà e artifici ridotti al minimo (escludendo ovviamente “Dogville” e il suo seguito, esperimenti di teatro brechtiano trasposto al cinema), “Melancholia” e “Antichrist” segnano un cambiamento radicale e una dichiarazione di totale amore per il mezzo comunicativo più potente che il cinema possa avere a disposizione: l’unione di immagini e musica esclusivamente. Inoltre, von Trier non sfrutta la sua fama per fare film ruffiani, per fare soldi e questo gli fa onore! A testimoniare ciò, il fatto che il film al botteghino, almeno qui in Italia, sia andato malissimo. Von Trier distrugge con “Melancholia” un genere come quello del cinema catastrofico, non solo accostandolo a un discorso filosofico ed esistenziale altissimo, ma anche adoperando gli stessi mezzi del cinema americano (gli effetti speciali) e plasmandoli con il suo stile personale. Uno stile che però, come detto, si situa anni luce da tutti i suoi film fino al 2006 e che gli ha fatto ottenere la sua opera migliore. Nonostante i temi tutt’altro che leggeri, “Melancholia” delizia il gusto visivo dello spettatore cinefilo, cosa che il caro Lars aveva sempre evitato. Una autentica sorpresa questo film.
Prologo di “Antichrist” incredibilmente simile a quello di “Melancholia”.
