In Italia ci vuole la lotta anche al cinema

Se ieri mi sono messo a spendere due parole in positivo sull’ultima fatica dell’Archibugi, niente mi vieta di tornare sull’argomento cinema italiano in genere oggi, ossia uno schifo. Dopo varie riflessioni, molte  di natura sociopolitica, concludo che è inutile nascondersi dietro specchietti per allodole del tipo “non ci sono più i talenti di una volta…”

Il problema di base è che negli ultimi decenni la politica mediatica di Berlusconi, che fosse o meno al governo, ha inciso su tutto, anche sull’arte cinematografica, che immediatamente ha smesso di essere arte e si è mutata in facile commercio. Un motivo in più per lottare. Il cinema, in qualche maniera, deve tornare ad essere lotta! I produttori indipendenti devono aumentare, Cinecittà se deve sopravvivere deve tornare in mano alla sinistra o meglio ancora a chi al cinema ci tiene sul serio e non solo in funzione dei quattrini e delle produzioni televisive, tipo Grande fratello e Amici.

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Leoni per agnelli, un film parlato che vuole parlare al cuore degli americani

Un film parlato “Leoni per agnelli”, con intervalli d’azione militare, un cast di grandi nomi quali Cruise, la Streep e lo stesso Redford, che dirige la pellicola. Lions for lambs si focalizza sull’America di oggi che non può fare a meno di colonizzare tenendo le sue truppe fisse in Iraq, Afghanistan… Perchè mai andarsene da lì? Meryl Streep, anche se forse un po’ in un momento di stallo nella sua carriera, fa l’unico personaggio veramente interessante ed emozionante del film. Una giornalista che per un’ora intervista con sagacia il senatore repubblicano Irving (Tom Cruise) addossandogli giustamente molte colpe, ma che alla fine ammette anche lei che la stampa ne ha avute altrettante. Tornata agli studios del news network per cui lavora, si rende conto che non può più continuare a partecipare al gioco americano delle “balle, del patriottismo, della giustizia nella lotta contro il terrorismo”, ma il suo capo non la vuole ascoltare e se ne va distrutta, probabilmente senza più il suo posto di lavoro, passando in taxi davanti alle mille tombe di morti in guerra, ora sepolti e glorificati a Washington. L’altro episodio, altrettanto dialogato, è quello con Redford, professore stanco di scienze politiche. Discute di vita, politica e tante altre cose con un suo pupillo, cerca di spronarlo a fare qualcosa di utile nella vita e si pente di aver lasciato andare due suoi studenti ad arruolarsi nell’esercito americano.

L’azione militare che punteggia i due incontri dialogati è quella che vede come protagonisti i due studenti sopra menzionati, calatisi dunque nei panni di marines in missione Afghanistan; caduti da un aereo, si lasciano morire lentamente durante il gelo di una notte in cima ad un tetro e teatrale altopiano.
L’alternarsi delle due mattinate trascorse a discutere fra Cruise/Streep e prof.Redford/studente segna una costante analogia tematica: l’arresa.
Lo scopo del film è di esporre, meglio di altri film recenti dello stesso genere, le vicende politiche americane concernenti l’occupazione da parte delle truppe statunitensi di paesi come Iraq e Afghanistan. Contemporaneamente non dà facili risposte o soluzioni alle domande che vengono sollevate nel corso della storia, ma – come si suol dire – fa riflettere molto. Di certo è un film coraggioso. Nonostante non sia simpatico, Tom Cruise – noto sostenitore del partito democratico – si riconferma interprete eccellente, in particolare perchè fa un senatore repubblicano che racconta un sacco di fregnacce. Anche Redford è bravo.

La Streep, come già detto, coinvolge – specialmente me che l’ho sempre amata. Tuttavia dovrebbe dare una svolta ulteriore alla sua carriera. Si capisce in questo film il motivo per cui alcuni dicono che ora è diventata proprio una delle attrici di metodo più sopravvalutate. Interessante la trasformazione di tutte le parti scritte del film in versione italiana e, nell’adattamento, la corrispondenza fra un B accademico americano e un 26 da università italiana, di certo non ovvio. Sembra un po’ uno spreco e una presa in giro. Ormai sono anni che vediamo film e telefilm USA in cui usano le lettere come voti… Tanto più che si utilizzano ormai anche nelle scuole nostrane.

Abravanel e la sua meritocrazia

Ho notato che da qualche mese è diventato quasi un best-seller questo saggio sicuramente interessante, che ho letto solo a tratti, intitolato “Meritocrazia – 4 proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro Paese più ricco e più giusto” scritto da Roger Abravanel, consulente ed evidentemente anche dispensatore di riflessioni e consigli in merito, scusate il bisticcio, alla meritocrazia. Sorgono tante belle riflessioni: è giustissimo pensare che il figlio di un muratore debba essere libero di diventare “ingegnere spaziale” se ne ha il desiderio, le capacità e il talento; oppure, in Italia più che la meritocrazia c’è la plutocrazia, ossia il dominio assoluto da parte dei ceti alti, eccetera eccetera.
Però tutta questa faccenda del libro di Abravanel mi puzza un po’…. Anche lui è un pezzo grosso o sbaglio? Informatevi in rete e troverete tutto. E perchè mai si è limitato a presentare il suo libro solo ed esclusivamente nella elitarissima – poichè costosissima – università milanese Luigi Bocconi? Qualcosa non quadra insomma. Ci avrei visto più volentieri uno pseudo Dario Fo, è assurdo lo so, a ricoprire il ruolo di autore d’ una simile opera… Insomma, una persona più terrena, un cosiddetto intellettuale. Ma forse a parlare in questo momento è il mio pregiudizio e astio nei confronti delle caste… Inoltre, siccome un libro si può anche giudicare dalla copertina, la presentazione grafica fa inorridire… Poteva fare di meglio, ma ad ogni modo è un libro che probabilmente in momenti come questo sarebbe utile sfogliare.

Che Belpaese… Che merda di paese!

Forse ad aiutare il mio sviluppo di persona che sostiene i diritti umani è il fatto che sin dalle scuole primarie (materna, elementari) ho sempre avuto compagni di classe anche di altre nazionalità: dal Camerun, al Marocco, dalla Cina all’ex Jugoslavia, Sud America… La curiosità e la voglia di confrontarsi con un popolo straniero è il simbolo di un paese evoluto e civile. L’Italia non lo è. A dilagare sempre di più è questo pensiero universale: “abbiamo già troppi problemi per star dietro a voi, tornatevene a casa vostra. Questa è la nostra di casa e siamo noi i padroni”. Io se mi trovassi accanto ad una persona che ragiona così o che dice così solo perchè ormai va di moda, proverei un profondo senso di vergogna. Ormai il Belpaese si deve rendere conto che è fatto di merda ed è disgustoso, ora è il caso di dirlo anche in senso letterale vista la situazione dei rifiuti in Campania. Gli italiani dovrebbero rendersi conto di tante cose. Che viviamo in un paese che ha delle leggi che tutelano i cittadini e che questi possono giungere da qualsiasi parte del mondo senza che nessuno li tocchi. Possono essere turisti o cittadini, poco importa. Non esiste una terra di qualcuno. La terra è di tutti, come dicevano i Nativi Americani. Sappiamo bene che Firenze (prendo Firenze come esempio perchè è la città in cui vivo e di cui posso parlare con certezza) ha molti cittadini che non sono di nazionalità italiana. Extracomunitari. Mah, chiamiamoli così? Io non me la sento. Se fossi uno di loro, mi darebbe fastidio essere chiamato extracomunitario. Ma dico io, se lavoro e ho tutti i documenti e le carte in regola, perchè mi devono essere tolti i miei diritti di essere umano? Perchè devo continuare a vivere e crescere in una nazione che peggiora di giorno in giorno non per colpa degli extracomunitari, ma per colpa di sè stessa e del governo che la comanda coi fili. Il burattinaio è Berlusconi… L’imbonitore a questo circo di folli pagliacci miseri sia nell’intelletto che nelle tasche purtroppo è quel mostro di Bossi. Alle ultime elezioni ha vinto lui di fatto! Ha vinto lui con la Lega Nord. La Lega Nord, alla luce di ciò che ho detto qui sopra, ha un seguito davvero notevolissimo, non ci sono dubbi e l’alleanza Berlusconi-Bossi ha fatto bingo! E’ stata una vincita, ma che dico, un trionfo… sì, di merda! Ma veniamo ai fatti: l’Italia fortunatamente ha ancora delle leggi (almeno, fino a adesso) che devono essere rispettate. Ma in prigione, invece che i rumeni che fanno lavori di pulizia, che badano alle persone anziane e handicappate, che fanno gli opertai, perchè non ci vanno gli Italiani un po’ gli italiani. Se davvero venisse applicata una forma di contenimento efficace, accadrebbe che certi settori lavorativi rimarrebbero prosciugati, perchè gli italiani certi lavori non li vogliono fare. La situazione è degenerata. E’ vero che ci sono dei poveri extracomunitari che finiscono per essere vittime dei racket. Verissimo. Non lo nego. Ma non sono tutti. E comunque il principio del male sta proprio in noi italiani che siamo rozzi, ignoranti e criminali. Abbiamo le nostre mafie e camorre (e a proposito di questo, andate a vedere il folgorante terzo film cult di Garrone “Gomorra” tratto da Roberto Saviano), che a loro volta sfruttano e utilizzano gli extracomunitari, che pur di sopravvivere preferiscono essere schiavi di qualche boss. Basta trovarsi in una qualsiasi situazione sociale e c’è buona probabilità di trovarsi nel mezzo di una discussione su quanto facciano schifo quegli extracomunitari là e quanto siano brutti, sporchi e cattivi, stupratori, criminali quegli altri là. Che vergogna! Che vergogna! Che vergogna! Mi chiedo io, ma se si dovesse arrivare ad una vera crisi… Per crisi intendo di quelle vere che spingono la gente a scappare dalla propria nazione, a noi ci piacerebbe essere trattati e considerati nella stessa maniera? Non credo proprio. Alcune persone mi dicono ingenuamente: “Ma tu parli così perchè non hai avuto esperienze dirette con questi soggetti. Se ti capitasse anche a te qualcosa con questa gentaccia, cambieresti idea?” . Io, spinto all’esasperazione dall’ottusità di questo paese, preferirei essere tolto dal mondo da uno di quei “tipacci” piuttosto che continuare a vivere fra gli altri connazionali xenofobi, razzisti e nazisti.

Cito sotto l’art. 3 della Costituzione: “Tutti i citaddini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali”.

Molti dicono “Eh, infatti le regole dovrebbero cambiare. Le leggi devono essere cambiate”. Beh, cari miei, dite una cosa del genere a voce un po’ troppo alta e poi stiamo a vedere chi se la ride!